V edizione Arte & Cultura Villa Sormani

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Aurelio Luini Madonna delle rose in trono (1530-1593) Olio su tela, 169 x 155 cm

L’opera di Aurelio Luini “Madonne delle rose in trono” è uno di quegli elementi che rendono il patrimonio artistico nazionale unico. Aurelio Luini, figlio del noto Bernardino Luini, si forma sotto il padre e ne eredita in seguito alcune commissioni a Milano e dintorni.

Aurelio era uno dei pittori appartenenti al tardomanierismo lombardo, faceva parte anche dell’Accademia dei Facchini della Valle di Blenio insieme all’amico e collega Giovanni Paolo Lomazzo, grazie al quale abbiano anche qualche nota biografica sull’artista. E’ proprio grazie a Lomazzo che siamo a conoscenza di un “libricciuolo” di Leonardo con vari disegni di teste e schizzi ai quali Aurelio si ispirò più volte ed era anche in possesso di un cartone raffigurante “Sant’Anna”, probabilmente ereditato dal padre, dal quale trasse ispirazione. Aurelio era solito lavorare alle commissioni affiancato dal fratello Giovanni Pietro (si trattava in particolar modo di affreschi e pali d’altare a olio) i due fratelli infatti eseguirono molte commissioni insieme tra Milano e il Ticino.

L’unicità dell’opera in questione è racchiusa nel fatto che il dipinto è attribuibile solo alla mano di Aurelio senza l’usuale partecipazione del fratello. Questa recente attribuzione è avvenuta grazie alla scoperta di un bozzetto autografo di Aurelio, oggi al Convento dei Canonici Lateranensi di Venezia, raffigurante una Madonna in trono con Bambino affiancata da due santi: Sant’Andrea e San Giovanni Battista. L’iconografia e l’impostazione fanno pensare che questo bozzetto fosse la prova per il dipinto.

Al centro della composizione di gusto rinascimentale figurano la Madonna in trono con il Bambino che porge una rosa mistica ai fedeli.
Sul lato sinistro è raffigurato San Michele in atto di pesare le anime, mentre sul lato destro San Bruno di Colonia. La mitria vescovile del Santo posta sulla predella è uno degli elementi fondamentali del dipinto: da una parte raffigura la vicenda del rifiuto del Santo di ricoprire la carica di Vescovo a Reggio Calabria, dall’altra Aurelio utilizza la storia del Santo anche per trasmettere il sentimento di umiltà nei confronti del messaggio divino. La mitra dunque diventa il simbolo dell’umiltà e viene esaltata attraverso le linee del quadro (il pastorale abaziale, la luce, la spada dell’Arcangelo, le gambe di Maria) che convergono tutte su di essa.

L’altro punto focale del dipinto è Gesù. Anche in questo caso Aurelio guida il fedele con un’attenta costruzione dello spazio prospettico: le linee di fuga dell’impianto geometrico del baldacchino riconducono infatti alla mano delicata che stringe la rosa.


Ascolta l’audio  della presentazione di Fabiola Giancotti.  

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